Another World Tribute: Eric Chahi, il videogame cinematografico e la gastrite

Another World

Era il 1992. In camera di mio fratello giocavo con il suo possente PC 486 e avevo appena finito “Monkey Island” per, probabilmente, la centesima volta. Annoiato, mi guardai intorno e vidi sulla scrivania un paio di floppy disk, di quelli da 3 pollici e mezzo ovviamente:
“Oh sì, mio fratello deve essersi procurato un nuovo gioco.” Pensai. “Adesso lo provo”.
Detti in pasto al lettore i due dischi e, nel giro di dieci secondi, la mia mascella crollò sul piano della scrivania. Non mi impressionai più per la grafica di un gioco (rispetto alla concorrenza del tempo) come accadde quel giorno, e contemporaneamente non mi incazzai più a quei livelli per risolverlo. Tanto era bello da vedere quanto era difficile da terminare, e nonostante offrisse la possibilità di riprendere l’ultima posizione tramite dei codici, induceva nel giocatore livelli di paranoia fuori dal comune con tanto di gastrite nervosa.
Che gioco era? “Another world”! Oppure, come lo ebbero a conoscere gli americani: “Out Of This World”. Non c’era mai stato un gioco simile prima. E fidatevi, non ce ne furono molti simili neanche dopo. ( shared from Chi non Corre è Perduto )


“Another World” venne prodotto da uno sviluppatore francese, abbastanza rodato, che stava facendo videogiochi già dal 1983 (e che li sta ancora facendo adesso, visto che il suo ultimo “From Dust” risale all’anno scorso) tale Eric Chahi.

Una camicia imbarazzante ma una vagonata di talento

Non avendo mai rilasciato un titolo di successo vero e proprio durante i suoi primi anni di carriera, alla fine degli anni ’80 Chahi ebbe un’illuminazione. Vide il porting sul computer di casa del classico arcade “Dragon’s lair” e una lampadina bella grossa gli si accese.
Si chiese: perchè mai dovrei animare faticosamente ogni singolo fotogramma di un videogioco riproducendolo in modo fedele ( e necessitando di una tonnellata di memoria), quando potrei usare dei vettori e ottenere lo stesso effetto complessivo con un ingombro di memoria più esiguo? Fu la classica domanda da un milione di dollari alla quale dette la risposta giusta. Nel 1989, decise di fare un gioco, IL SUO GIOCO, basandosi su questo principio.
Come fece Jordan Mechner con l’originale “Prince of Persia”, Chahi afferrò una telecamera e filmò se stesso mentre eseguiva azioni basilari come correre, camminare e, come i giocatori sarebbero finiti TROPPE volte giocando, cadere a terra morto stecchito. Una volta realizzato il filmato, usò il suo sistema a vettori per tradurlo in un video di animazione incredibilmente realistico che conservando la sua fluidità, potesse funzionare in scioltezza sui computer dei primi anni 90.

Per realizzare i movimenti dei personaggi usò la tecnica del rotoscope. Per intenderci, è quella molto usata nella realizzazione di cartoni animati e prevede che l’animatore, partendo da un filmato live-action, ne ricalchi i fotogrammi in modo da poter ricollocare le sagome dei protagonisti in una diversa scenografia. Con l’avvento della computer grafica questo espediente venne usato sempre più per varie produzioni. Vuoi i videogiochi come ad esempio il leggendario “Prince of Persia”, vuoi i videoclip musicali come “Take on me” degli A-ah. Ma con “Another World” il livello di realismo toccò picchi mai visti fino a quel momento.

Rotoscope in action

Questo metodo non solo permise animazioni fluide e realistiche durante le sequenze di gameplay, ma anche alcune delle più belle scene cinematiche mai viste prima. Sbalorditive rispetto ai tempi e mai implementate prima in un videogioco, compresa una intro che gode ancora oggi di un fascino incredibile.

L’aspetto tecnico del gioco era rivoluzionario. Il lato creativo un po’contorto ma piacevole. Chahi infatti non si sedette mai a “scrivere” il suo gioco. Almeno all’inizio non esisteva una trama da seguire. Lui semplicemente cominciò a scrivere linee di codice e la storia venne da sé. La sua unica guida fu il desiderio di fare qualcosa di fantascientifico.
Alla fine del lavoro la storia ruotava intorno a Lester, un fisico che, mentre lavora a un esperimento durante un temporale, viene teletrasportato su un pianeta alieno a causa di un fulmine che colpisce le sue attrezzature. Laggiù verrà quasi mangiato, sicuramente sparato, e sbattuto in una prigione dove si farà un nuovo amico alieno che lo aiuterà a evadere sul dorso di uno pterodattilo.

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Venderemo cara la pelle

Si lo so, la storia suona un po’sciatta, ma questo era quanto si poteva ottenere quando un gioco era fatto quasi interamente da una sola persona. Si potevano avere giochi zeppi di errori e stranezze, ma anche qualcosa di speciale. Giochi con una scintilla che mancava a quelli progettati dai “focus group”, su cui avevano messo le mani centinaia di spippolatori.
In termini di gameplay, “Another World” era un platform 2D a metà strada tra “Karateka” e “Mission Impossible”, anche se la sua brutale difficoltà e il suo ottuso puzzle-solving lo rendevano un simulatore di morte costante piuttosto che qualsiasi altra cosa. Era, e questa è l’unica critica, tristemente breve. Essendo un “one-man-made”, al tempo era tipico che lo fossero i giochi di quel genere. Ma essendo difficilissimo, il giocatore benediceva COMUNQUE il momento del suo termine.

Non ci posso credere. HO FINITO ANOTHER WORLD!

Nel 1991, “Another World” venne rilasciato su Amiga ricevendo recensioni entusiastiche dopo quasi due anni di sviluppo durante i quali Chahi fu costretto a “lesinare” su alcune sezioni del gioco, mostrando ai produttori storyboard statici invece dei livelli effettivamente creati ( fu l’unico modo di ottenere il gioco senza rischiare di morirci sopra per realizzarlo). Sarebbe poi stato portato su PC, SNES, Genesis e 3DO, mentre più recentemente è stato resuscitato su piattaforme come il Game Boy Advance e in HD sui telefoni cellulari.
“Another World” ha generato anche un sequel, “Heart of the Alien”, in cui si gioca interpretando il ruolo di Buddy, l’amico alieno di Lester. Il gioco vennere realizzato da Interplay e distribuito solo per SEGA CD ed Eric Chahi non volle averci nulla a che fare. Anche se di livello tecnico superiore, il gioco non incontrò il favore della critica e nel complesso passò abbastanza inosservato.

Anche il gioco “Flashback” venne fortemente ispirato al lavoro di Chahi, e fu pubblicato dalla stessa azienda produttrice (la defunta Delphine software) subito dopo “Another World”, spacciandolo come un suo presunto sequel.

Sequel una ceppa

Nelle sue edizioni celebrative il gioco è stato gradatamente migliorato dal punto di vista grafico, portandolo orgogliosamente nell’era dell’HD e degli smart-phone. L’ultimo suo porting risale al marzo 2012, quando venne rilasciata una versione per Android. A fini promozionali venne realizzata anche la intro Live-action qui sotto.

Una curiosità: “Another world” è stato uno dei primi videogiochi a rinunciare completamente all’interfaccia HUD. Non c’è niente sullo schermo. Nessuna barra di salute,nessuna icona inventario, nessun punteggio, niente.

Per chi volesse riassaporare il gusto delle morti truculente in salsa “Another World” è stato da poco rilasciato un fantastico gioco indipendente completamente freeware. Si chiama “The Button Affair” e nel gioco si controlla Enzo Gabriel, un playboy con la vocazione del ladro deciso ad impossessarsi di un diamante custodito nella villa da sogno di un ricchissimo uomo d’affari. Dopo una intro assolutamente fantastica stile anni 60, inizierà un vero e proprio running-game decisamente ben fatto.
Il sito ufficiale per scaricarlo è QUESTO, mentre QUI potrete scaricare (sempre aggratis) anche la colonna sonora.

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Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva a RGM su un cargo battente bandiera liberiana e si installa in redazione nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con Doc Nabakù, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.
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4 Risposte to “Another World Tribute: Eric Chahi, il videogame cinematografico e la gastrite”

  1. iocerostaffBEY scrive:

    Un grazie a dottorgonzo2002 per l’ottimo servizio su un titolo che mi ha regalato tantissime emozioni attraverso un Amiga che mostrava tutta la sua potenza e magia con questo software di concezione superiore. RetroIsTheOnlyFuture!

  2. ninja78 scrive:

    Ce l’ho ancora Boxato per AMIGA, gioco capolavoro! Peccato che non era completo , ma alcuni punti..furono aggiunti sullo SNES. Infatti comprai OUT OF THIS WORLD americano e li erano presenti sessioni aggiuntive nella fuga di Lester e socio! La mia versione preferita rimane quella 3DO, da urlo, completamente ridisegnata, quando la vidi girare de un mio amico su l’ FZ1 rimasi sbigottito…fui tentato non poco!!! ^^

  3. miccolimarco miccolimarco scrive:

    Sono in attesa dell’arrivo della versione x Atari Jaguar, non vedo l’ora di vedere cosa sono riusciti a fare con il 64 bit Atari, riuscirà a superare il 3DO?

  4. dottorgonzo2002 scrive:

    Marco, conto sul fatto che appena uscirà questa versione ci farai sapere subito le tue impressioni ;)

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