Mutants (Ocean/Denton Designs – 1987 – Commodore 64)

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Negli ultimi 200 anni l’umanità ha compiuto progressi incredibili nella scienza e nella tecnologia. Purtroppo queste conquiste non sono servite per migliorare la vita della popolazione terrestre bensì per soggiogarla a beneficio di una ristretta oligarchia che ora domina il mondo.

Le nuove tecniche di bioingegneria hanno permesso la creazione di organismi artificiali monocellulari dal comportamento simile a virus, altamente infettivi ed aggressivi e dotati della capacità di modifcare la propria struttura ad ogni successiva riproduzione. Per questa loro caratteristica vengono definiti “Mutanti”.

I mutanti sono l’arma biologica definitiva.
Mantenuti sotto controllo in un’area di contenimento stazionante in orbita  intorno al pianeta, e pronti ad essere liberati in ogni momento per reprimere sollevamenti e ribellioni, rappresentano la chiave per mezzo della quale l’oligarchia tiene in ostaggio l’umanità, minacciando di scatenare un’apocalisse biologica.

Un gruppo di ribelli rappresenta l’ultima speranza di riscatto dalla schiavitù e dall’annientamento definitivo.

Ed è a questo punto che entriamo in scena noi.

A bordo dell’incursore spaziale monoposto Rainbow Warrior (non sappiamo quanto volontariamente omonimo della imbarcazione utilizzata dagli attivisti di Greenpeace) il nostro compito sarà infiltrarci nella stazione orbitante di contenimento ed annientare definitivamente la minaccia mutante così da annullare il giogo che l’oligarchia ha posto sull’umanità.

Il Rainbow Warrior da solo però non ha nessuna speranza di poter eliminare i mutanti con le sue sole forze. Gli armamenti a sua disposizione sono scarsi e assolutamente insufficienti per poter contrastare l’aggressività e l’elevatissima capacità riproduttiva delle creature sintetiche.

Lo scontro frontale equivale a morte certa.

Il molo spaziale da dove inizierà la nostra missione.

Il molo spaziale da dove inizierà la nostra missione.

L’unica possibilità di vittoria, paradossalmente, ci viene offerta dalla stessa oligarchia che, avendo la necessità di prevenire che una “fuga” degli organismi da loro stessi creati possa risultare incontrollabile, ha realizzato un dispositivo di autodistruzione, situato nella zona di controllo della struttura di contenimento,  in grado di vaporizzare totalmente la minaccia mutante.
Per evitare attivazioni illecite il dispositivo è stato scomposto in varie parti disseminate nella stessa struttura di contenimento.

Il nostro obiettivo sarà quindi quello di recuperare i componenti del dispositivo di autodistruzione ed assemblarli nella area di controllo. Quando riusciremo a ricostruire il dispositivo il nostro compito sarà completo.

La struttura di contenimento è suddivisa in 16 aree impenterabili se non tramite teletrasporto e separate l’una dall’altra tramite barriere d’energia per evitare la fuga dei mutanti.

La prima area è quella di controllo dove è presente dovremo trasportare e assemblare i vari componenti del dispositivo di autodistruzione che man mano raccoglieremo, mentre le altre 15 aree contengono i mutanti ed in ognuna di esse si trova un elemento del dispositivo oggetto della nostra spedizione.

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La mappa spaziale attraverso la quale potremo scegliere la nostra destinazione.

Le 15 aree dove si trovano i mutanti sono vuote, perdute nello spazio, prive di ostacoli fatta eccezione per le barriere energetiche di contenimento letali al minimo contatto per il Rainbow Warrior.

L’area di controllo è invece una sorta di labirinto (non molto esteso e intricato a dire il vero) che dovremo percorrere per raggiungere la piattaforma dove assemblare il dispositivo di autodistruzione. Le pareti che costituiscono il labirinto, al contatto, tolgono energia al Rainbow Warrior.

Come detto gli organismi sintetici creati dall’oligarchia sono definiti mutanti per la loro elevatissima predisposizione alla trasformazione spontanea della propria struttura molecolare. Questo ha dato origine a ben 15 “razze” distinte di mutanti ognuna delle quali è stata confinata in una delle 15 aree della struttura di contenimento.

Questa “biodiversità” è, insieme all’aggressività e alla velocità di riproduzione dei mutanti, il principale problema che dovremo affrontare in quanto ognuna delle razze è più vulnerabile ad alcune armi piuttosto che altre ed ha un suo particolare “pattern” comportamentale che dovremo conoscere ed imparare a sfruttare per poter sperare di sopravvivere.

Come detto in ognuna delle 16 aree della struttura di contenimento si entra attraverso un dispositivo di teletrasporto. All’inizio della nostra missione il Rainbow Warrior è “attraccato” alla stazione di teletrasporto del molo spaziale in attesa della partenza.

In questa fase del gioco alla sinistra dello schermo vediamo una serie di icone, idealmente divise in tre gruppi, che ci permettono di selezionare vare opzioni.

Le prime due consentono di scegliere tra effetti sonori e una STUPENDA ed evocativa colonna sonora composta da Fred Gray (che potete ascoltare live insieme ai 6581 QUI).

Il secondo gruppo di tre icone permette di scegliere quale tra le tre armi disponibili caricheremo sul Rainbow Warrior. Possiamo caricare solo un tipo di arma per ogni viaggio.

Le armi disponibili sono:

  • Siluri fotonici: dotati di una elevata potenza distruttiva, quando esplodono colpiscono una vasta area distruggento tutto ciò che vi è compreso
  • Barriere di contenimento: sono un arma di difesa che permette di circondare i mutanti con una struttura a loro impenetrabile impedendone l’espansione.
  • Fascio di particelle: rilascia un’emissione particellare ad alta frequenza non dotata di grande capacità distruttiva ma rapidissima nel fare fuoco. È l’arma definita di “default” nell’equipaggiamento del Rainbow Warrior e che viene selezionata nel momento in qui terminano le munizioni delle altre armi eventualmente selezionate.

Un’accurata scelta delle armi è fondamentale per la riuscita della nostra missione.
I pattern comportamentali dei mutanti sono completamente diversi per ognuna delle  15 aree di contenimento. Alcuni di loro rimarranno apparentemente immobili, altri ci si lanceranno contro con ferocia, altri si espanderanno in forma simil-gassosa, altri ancora procedono in maniera del tutto casuale e cosí via.
Scegliere un’arma piuttosto che un’altra farà la differenza. Addirittura ci sono aree che possono essere completate SOLO con una certa arma.

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Una delle zone di contenimento infestate dai mutanti, luogo in cui infurierà la tremenda battaglia contro i replicanti sintetici.

Una volta “salpati” e scelta l’area in cui vogliamo trasportarci il Rainbow Warrior apparirà su di una piattaforma di teletrasporto che potremo riutilizzare per compiere il viaggio a ritroso verso la nostra base (posizionandoci sopra di essa e tenendo premuto il tasto di fuoco).

Importante è notare che fin qunado saremo sopra la piattaforma di teletrasporto NESSUN MUTANTE potrà danneggiarci.

Una volta giunti nell’area di contenimento dobbiamo metterci alla ricerca del componente del dispositivo di autodistruzione evitando di entrare in contatto con i mutanti il cui tocco prosciugherá progressivamente le riserve energetiche del nostro vettore, tornare alla piattaforma e teletrasportarci di nuovo al molo spaziale in modo da poter passare ad un’altra area.

Per tenere sotto controllo la situazione dei componenti ritrovati, una volta giunti in un’area, insieme ad altri strumenti, verrà visualizzata una griglia che si compone di 16 caselle rappresentanti le varie aree che costituiscono la struttura di contenimento; tali caselle possono assumere tre distinti stati per simboleggiare, rispetto al relativo componente, nell’ordine:

  • Componente non raccolto
  • Componente trasportato
  • Compoente collegato al dispositivo di autodistruzione

Possiamo trasportare contemporaneamente più componenti del dispositivo di autodistruzione. Non è necessario pertanto dover viaggiare all’area di controllo per depositare un singolo pezzo. Addirittura potremmo raccogliere tutti i 15 componenti e dirigerci una sola e decisiva volta all’area di controllo dove depositermo in un sol colpo tutti i componenti raccolti.

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Il labirinto della zona di controllo nella quale dovremo assemblare i componenti de dispositivo di autodistruzione della stazione orbitale.

È però vero che la lotta contro i mutanti è estremamente difficile data la loro aggressitività e tenendo in considerazione che ogni volta che collegheremo un QUALUNQUE numero di componenti al dispositivo di autodistruzione recupereremo TUTTE le vite eventualmente perse, siamo sicuri che i viaggi verso l’area di controllo saranno piuttosto frequenti.

Mutants è un gioco che non fece molto clamore quando venne rilasciato ed è un vero peccato.

Il concept è davvero geniale e il livello di sfida è elevatissimo.

La curva di apprendimento necessaria per “dominare i mutanti” nelle loro varie manifestazioni è tanto ampia da sembrare non aver mai fine ma è comunque estremamente graduale e gratificante nell’evoluzione.
Ostico ma mai frustrante il gioco invoglia ogni volta a fare un’altra partita perché penserete “ah… adesso ho capito come si fa!”… non ci contate troppo!!
I mutanti sono subdoli ma “onesti”. Non li sconfiggerete cosí facilmente ma è pur vero che il giocatore attento potrà fare tesoro di ogni nuova partita per guadagnare quell’esperienza necessaria per poter soggiogare alla fine tutte le 15 specie di replicanti molecolari.

Ma Mutants non è solo un gioco  di attenta pianicifazione strategica, è anche un arcade esigentissimo che metterà a dura prova la vostra abilità e precisione con il joystick soprattutto a causa (o in virtù) del controllo leggermente “inerziale” del Rainbow Warrior che non permette la minima distrazione o inesattezza.

E poco importa se alla fine il gioco non ha una conclusione vera e propria ma, conclusa la nostra missione, ci porta a un fantomatico LEVEL TWO (mai visto da chi scrive se non in video). L’innalzato livello di difficoltà compenserà la delusione di non ricevere la giusta ricompensa per i nostri sforzi con una sfida ancora più impegnativa. Peccato, questo si, che se verremo annientati nel Level Two dovremo ricomnciare TUTTO DALL’INIZIO. Un sistema di passwords non ci sarebbe stato male.

Nonostante la rappresentazione molto semplice dei mutanti (molti sembrano, se non lo sono realmente, realizzati con i caratteri PETSCII) l’aspetto visivo globale del gioco è molto buono.
Il molo spaziale è ben realizzato e tutta l’azione si svolge fluida e frenetica nelle otto direzioni di scorrimento senza lasciare un attimo di respiro.

Del comparto sonoro abbiamo già parlato ma ribadiamo che siamo forse dinnanzi alla miglior produzione di sempre di Fred Gray nonché di uno dei tune più evocativi mai prodotti per Commodore 64.

Denton Designs sapeva dare il meglio quando realizzava giochi dai concept innovativi e Mutants non fa davvero eccezione.

Se siete dotati di nervi saldi, colpo d’occhio e vi piacciono le sfide “mortali” provate Mutants e dategli, a distanza di tanti anni, la gloria che avrebbe già al tempo meritato. Non ve ne pentirete.

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Vittima della video invasione degli alieni del 1978 viene totalmente privato della volontà e plasmato ad immagine e somiglianza dei "Nuovi Dei" digitali dai loro contemporanei araldi robotici giapponesi. Piombato in un abisso informatico dal quale è impossibile riemergere vive la costante evoluzione tecnologica con fervente entusiamsmo ma con la consapevolezza che non c'è futuro se non si conosce e si rispetta il passato. Commodoriano di ferro ma con solide e profonde radici Atariane, non potrebbe trovarsi a suo agio se non in una gabbia di matti... e per questo sta tanto bene nella redazione di The Retrogames Machine...

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