Il Saturday Supercade: I cartoni animati sciatti ispirati ai videogiochi degli anni 80

Q*Bert

Allora, chiariamoci. Gli adattamenti filmici dei videogiochi sono per lo più TERRIBILI. Esistono in quanto sono un modo, per uno studio cinematografico, di avere un minimo di pubblico garantito costituito dai fan del videogioco stesso e consentire a un regista alle prime armi di farsi le ossa, spesso rotte. Il più delle volte si alienano la fanbase omettendo nella trama tutti quegli aspetti che i giocatori amano e aggiungendo modifiche che danneggiano la reputazione del franchise tipo, chessò, un SUPER MARIO BROS. a caso, toh!
Potevano i cartoni animati basati sui videogiochi essere anche peggio? Immaginate cosa poteva succedere quando si prendevano gli amati arcade classici e li si trasformava in animazioni di scarsa qualità, compromettendone i personaggi e creando universi paralleli che disorientavano il pubblico.
Ecco, appunto questo accadeva negli anni ’80 quando i bambini guardavano la TV: DISORIENTAMENTO.
Quello che si può dire a discolpa degli studios è che tirar giù una storia SEMPRE DIVERSA su un videogioco tipo FROGGER doveva essere molto impegnativo, ecco perchè spesso le trame di quei cartoni prendevano ispirazione dalle cose più assurde, tipicamente le prime cose che passavano per la testa dello sceneggiatore dopo essersi fumato l’impossibile.
In fin dei conti inventare una storia di sana pianta non era una cattiva idea. In realtà, era una necessità.

E ora LA PAROLA a uno sceneggiatore di quei cartoni che da poco si è buttato in politica:
( shared from Chi non Corre è Perduto )


I videogiochi esplosero in popolarità nei primi 3 anni degli anni ’80. Divennero un vero e proprio fenomeno popolare di massa e sembrava che qualsiasi cosa avesse a che fare con loro avrebbe fatto guadagnare un sacco di soldoni al suo creatore.
Molti furono i media che rimasero coinvolti (o cercarono di coinvolgersi) in questo grande business, tra cui anche i due giganti del fumetto MARVEL e DC COMICS che sono già rimasti sotto la cupola del blog.
Uno di questi soggetti fu lo studio di animazione Ruby-Spears, fondato dai due omonimi professionisti fuoriusciti dalla “Hanna & Barbera”. Questo studio divenne molto popolare, durante gli anni ’80, per la grande quantità di produzioni con il quale inondò il mercato e per il fatto che quelle produzioni fossero sì spesso basate su franchising e brand popolari, ma di scadente qualità.
Proprio in virtù di questa filosofia, lo studio acquistò i diritti di grandi titoli del coin-op dell’epoca, convertendoli in cartoni animati dalla qualità discutibile ma pur sempre di richiamo. Per certi versi la politica di Ruby-Spears sembrava direttamente ispirata a quella di Atari per le conversioni videogiocose dei blockbuster cinematografici. L’importante era il nome per il richiamo del pubblico, che ci fosse pure la qualità, beh, quello era solo un optional.

No. Così, tanto per ricordare un titolo a caso

Così Ruby-Spears, dopo aver acquistato i diritti dei personaggi di alcuni dei videogiochi più popolari del momento, produsse diversi cartoni animati a loro ispirati e li vendette alla CBS che li ripropose in forma aggregata in un siparietto mattutino dal titolo “Saturday Supercade”. La serie animata funzionò per ben due stagioni a partire dal 1983, dopodichè nel 1985, in conseguenza della grande crisi del mercato dei videogiochi e a seguito del calo di gradimento, fu soppressa.

Nella sua prima stagione, il “Saturday supercade” ebbe modo di regalare al mondo dei discutibili cartoni animati basati sui personaggi della golden-age degli arcade che poi avremmo visto in ordine sparso anche noi, qui in Italia anni dopo, su varie emittenti a cominciare da quelle dell’impero del Burlesque, mamma Rai, fino ad arrivare a TELE-CACTUS.
I protagonisti della prima serie erano:

1. Pitfall Harry

Pitfall, nonostante fosse un titolo corazzata della golden-age, fu uno degli show più deboli e meno graditi dai giovani virgulti amerrigani con la pistolina giocattolo sotto il cuscino. Con poco su cui basarsi se non il nome “Pitfall Harry”, gli scrittori se ne vennero fuori con le storie di un bamboccione alla “grande cacciatore bianco” molto sfigato, con una nipote precoce di nome Rhonda e un coguaro parlante fifone chiamato Quick Claw. Era essenzialmente l’ispettore Gadget, ma senza superpoteri e con un debole per il contrabbando di tesori antichi dai paesi del terzo mondo.
TRIVIA: Successivamente al cartone, Rondha e Quick Claw vennero integrati nel suo secondo capitolo video ludico: “Pitfall II: Lost caverns”. (Oh, se lo dice Wikipedia deve essere vero)

Harry Pitfall

Harry Pitfall

2. Q*Bert

Molte delle cose che appaiono in questo cartone erano completamente inventate e non presenti nel gioco. La serie era ambientata in una versione distorta del 1950 dove Q*Bert sparava delle sfere di moccio nero dal suo nasone tubolare, e tutti avevano l’inquietante abitudine di fare giochi di parole con la lettera “Q”, tipo i Puffi, per intenderci. L’intero cartone era praticamente quello che sarebbe potuto essere “Happy Days” se l’LSD fosse stato inventato abbastanza presto da poterlo vendere nei negozi insieme ai giubbetti di pelle e la gelatina.

3. Donkey Kong e Donkey Kong Jr.

Ormai Mario lo conosciamo abbastanza bene da anni, ma da questo cartone animato ne veniva fuori un’immagine non proprio uguale a quella che ci aspettavamo, cioè, qui lui era una specie di CRIMINALE! DONKEY KONG, d’altra parte, era ritratto come un amabile, malizioso goffo gorilla e la sua distruzione indiscriminata delle proprietà private con i relativi rapimenti di donne erano solo il suo modo di difendersi da Mario.
Le cose diventavano tragiche quando venivamo introdotti a suo figlio, Donkey Kong Jr., che era all’eterna ricerca del padre che lo aveva abbandonato, accompagnato da un amichetto umano molto Fonzeggiante. Kong era quindi in fuga e suo figlio era lasciato solo a se stesso, senza modelli maschili positivi nella vita. Era troppo chiedere di guardare due stupidi cartoni animati su due stupide scimmie senza avere tutti questi pretesti per la depressione?

4. Frogger

Un semplice gioco di una rana che attraversava a casaccio una strada e si faceva ripetutamente stirare sull’asfalto con le budella di fuori, nel cartone animato diventò qualcosa di sorprendentemente diverso.
Frogger era in realtà un giornalista degli anni ’40 in un universo alternativo dove lasciavano scrivere i giornali alle rane.
Adesso tutto ciò non sembra più tanto assurdo. Mi chiedo seriamente se questo cartone e la metà dei miei fumetti mi stessero effettivamente fornendo profezie criptiche riguardo al futuro che mi attendeva. Probabilmente avrei evitato tanti guai e diverse ex-ragazze incazzate se avessi capito cosa stava cercando di dirmi Dylan Dog.

Durante la seconda stagione, i cartoni di Q*Bert e Donkey Kong furono mantenuti mentre Frogger, Donkey Kong Jr. e Harry Pitfall vennero sostituiti da due altrettanto scrausi adattamenti.

5. Space Ace

Space Ace è un sempre sorridente GIGIONI molto sicuro di sé e fa parte della “Space Command”, una specie di polizia spaziale. Lavora in coppia con Kimberly per mantenere la pace nell’universo e combattere il malvagio alieno Borf, qui molto più simile a un BLUTO di Braccio di Ferro con origini slave, che vuole invadere la Terra. Ace e Kimberly cercano sempre di mantenere segreta la doppia identità di Ace, e fanno finta che Dexter sia il fratello minore di Kimberly.
DIFFERENZE CON L’ORIGINALE: nel videogioco, Ace è stato colpito dall’infanto-ray e si è trasformato nel se stesso bambino Dexter. Grazie a un congegno da polso può tornare grande solo temporaneamente, e il suo scopo è riuscire ad essere Ace in maniera permanente. Nel cartone animato, Ace ha imparato a convivere con la sua diversità e le fasi mutanti Ace/Dexter accadono a caso, spesso in momenti scomodi per l’eroe.

6. Kangaroo

Joey Canguro, sua madre Katy Canguro e lo scoiattolo Sidney, devono riuscire ad impedire a Bingo, Bango, Bongo, e Fred (quattro scimmie impiccione che si sono autodenominate “La Gang Monkeybiz”) di creare problemi al guardiano dello zoo locale, Mr. friendly.
I problemi che la Gang Monkeybiz causa sono legati ai loro tentativi di fuga dallo zoo e Katy deve continuamente tenerli in riga.

Sfortunatamente questi non sono gli unici adattamenti cartoonati videogiocosi apparsi sugli schermi dei nostri televisori catodici. Molti altri vennero dopo e altrettanti facevano SCHIFO, ma questo è materiale per un altro post.

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Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva a RGM su un cargo battente bandiera liberiana e si installa in redazione nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con Doc Nabakù, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.
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2 Risposte to “Il Saturday Supercade: I cartoni animati sciatti ispirati ai videogiochi degli anni 80”

  1. Gioan!'79 scrive:

    Di questi ricordo solo vagamente Pitfall, e forse q*bert, ma ricordo invece positivamente il cartone di pac-man (ispirato più che altro a pac-land), ma potrebbe essere la poesia dei ricordi infantili a farmene avere un buon ricordo…

  2. DottorGonzo scrive:

    L’unico che mi ricordo anch’io è Pac-Land ma mi ricordo anche che, al tempo, la qualità non era poi così male. Tra l’altro non è il gioco ad aver ispirato il cartoon ma viceversa. E nella versione nippo il personaggio di Pac-man era diverso, col naso lungo e gli occhi tutta pupilla. Bei tempi quelli eh?! Ci si esaltava per TUTTO ;)

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