Ralph Spaccatutto e la contestazione videoludica della teoria marxista

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Quando Disney presentò “Ralph Spaccatutto” (“Wreck-It Ralph” per il mondo anglofono), ti sembrò troppo bello per essere vero e troppo vero per essere bello. L’impero del male stava investendo la sua canonica valanga di paperdollari in una cosa del tutto originale. Un film ispirato ai videogiochi, pieno zeppo dei tuoi personaggi preferiti, che avrebbe potuto fare la fine di “Tron Legacy” o “John Carter“. BRIVIDI! La pellicola venne preceduta da una mastodontica e “nerdosa” campagna pubblicitaria e così andasti a vederlo al cinema. Sinceramente non ne rimanesti eccessivamente impressionato. Carino sì, ma alla fine esticazzi. Poi succede che te lo mettono in programmazione su mamma SKY e lo riguardi insieme a tua figlia di 3 anni, e lì realizzi. Ralph Spaccatutto è un prodotto preconfezionato. Un fottuto missile termoguidato che ha come unico obiettivo quello di devastare le menti dei bambini, da zero a sei anni. C’è il rapporto bambina/orcobuono in stile “Sceriffo Extraterrestre”. C’è un ambiente coloratissimo pieno di cose buone da mangiare. C’è una colonna sonora facile-facile, di quelle che ti si appiccicano addosso come fosse la resina dei pini. E soprattutto c’è tua figlia in delirio, che se lo vuole vedere di continuo, che si vuole ascoltare sempre le musichette, che alla mattina sale in macchina portandosi dietro un fracco di amici immaginari di nome Felix, Ralph, Re Candito e lo scarafoide. Stamattina in macchina hai caricato almeno venti persone. Se ti fermano i carabinieri ti ritirano la patente.(shared from Chi non Corre è Perduto)

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Dunque ragassuoli, qui l’argomento è controverso. Sulla pagina di The Retrogames Machine di feisbuc le acque si sono divise in varie correnti. C’è chi lo adora, chi lo gradisce, chi lo detesta e chi MEH.
L’unica cosa certa che vi posso dire è che stavolta tutte quelle cimici e microspie installate negli uffici della Pixar sono servite a qualcosa. Questo film sarà pure targato Disney, ma sembra e suona come un Pixar. Cioè, voglio dire…Mi gioco 10 euro che tutte queste strizzatine d’occhio a “Monsters & Co.” non sono state messe lì per caso, e già tecnicamente è forse il primo lungometraggio animato della scuderia del topo in grado di rivaleggiare con la concorrenza in termini di grafica, fantasia e simpatica verve.

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Non mi perito nel dire che mi è piaciuto molto, anche se sono consapevole che molti over 40 lo potrebbero trovare chiassoso, eccessivamente sgargiante e abbastanza paraculo. C’è anche una vena sentimentale che è molto Disneyish e che, soprattutto nella seconda metà del film, rallenta il ritmo, ma dato che la roba soap serve per ingraziarsi il giovane pubblico femminile e far scappare a gambe levate quello dei maschietti tra i 5 e i 65 anni, questo tipo di scelta ci fa capire il target di spettatori che la Disney intende accattarsi.

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Il paradosso di questa cosa è che il film spinge forte sul pedale dell’effetto amarcord suscitato dai vecchi giochi arcade, ma il pubblico che viene richiamato in sala non è quello per cui il progetto è stato calibrato. Nonostante questo grosso handicap però, il film funziona lo stesso (non chiedetemi come ci riesca) e i suoi incassi in sala sono stati talmente buoni da meritarsi un sequel in tempi brevi. Tutto ciò mi perplime, ma sono tante le cose che non mi spiego e quindi esticazzi a tutti, e soprattutto al perchè Ralph Spaccatutto funzioni.

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Varie opzioni sull’aspetto di Ralph

La trama è molto semplice: Ralph Spaccatutto è il protagonista cattivo del gioco arcade “Felix aggiustatutto Jr”. Dopo trent’anni di onorato servizio a spaccare l’edificio che il suo antagonista deve salvaguardare, si rende conto di essere bistrattato dagli altri personaggi del suo stesso gioco e vuole più considerazione. Siccome da quelle parti il rispetto sembra essere tributato solo ai “buoni”, Ralph decide di dimostrare a tutti di essere buono anche lui, e l’unico modo per farlo è fare quello che fanno i buoni nel suo gioco cioè, vincere una medaglia. La ricerca ossessiva della medaglia innescherà una serie di peripezie che porteranno Ralph a combattere una vera e propria guerra e cambiare le proprie considerazioni su molte cose…anche sulla politica.

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Vedi, devi capire che il plusvalore non si realizza aumentando il prezzo della merce…

Politica. Sì, avete capito bene.
Mai come in questo caso, un film sui videogiochi può diventare una metafora della società umana. A vederla in questo modo però, la domanda sorge spontanea: Io sono normale? Boh? Non so. Forse. ESTICAZZI.
In ogni caso vi espongo velocemente la mia teoria, eccola:

I personaggi del film sono tutti soggetti a una sorta di inquadramento. Ralph può solo distruggere e non è capace di aggiustare; Felix può solo aggiustare e non è capace di distruggere; i Belpostiani sono IDIOTI, e in quanto idioti sono principalmente motivati ​​dalla paura e dal pregiudizio. Globalmente, il gioco di “Fix it Felix Jr” funziona in quanto ogni personaggio rispetta scrupolosamente il suo ruolo come fosse l’ingranaggio di una macchina. Quando gli ingranaggi sono in ordine, tutto va a gonfie vele. Se tale ordine non viene rispettato, si manifesta il caos e l’universo implode (il gioco viene scollegato).
Detto questo, accade che a un certo punto Ralph sclera. Non riesce più a fare il suo lavoro che lo nausea a tal punto da farlo andare alla riunione dei CATTIVI ANONIMI.


Il lavoro di Ralph è quello di distruggere e nient’altro. La demolizione è una delle caratteristiche essenziali che sostengono il suo videogioco, eppure nessuno dei suoi personaggi sembra portargli rispetto, anzi, viene trattato alla stregua di un mostro.
Una volta arrivato alla saturazione, Ralph incrocia le braccia e lascia il suo lavoro per cercare una medaglia. In pratica mette in atto l’equivalente di uno sciopero, bloccando la produzione ludica del suo gioco per cercare di migliorare la sua condizione. Purtroppo, almeno inizialemente, Ralph innesca una sequenza di eventi catastrofici che quasi distruggono il gioco di “Sugar Rush”, e mettono a rischio rottamazione anche il suo.

Tra parentesi, la musica acidissima che si sente durante il gameplay di “Hero’s Duty” è opera del DJ Skrillex e si intitola “Bugs Hunt”. È un pezzo abbastanza “malato” ma non per questo meno apprezzabile. Soprattutto per quelli che, come il sottoscritto, qualche rave ai bei tempi se lo sono sparato.


Dj Skrillex si è ricavato anche un cameo pixelloso all’interno del film. È lui quello che mette i dischi alla festa di Felix.

Dj Skrillex

Dj Skrillex

Ma tornando alla riflessione precedente, la domanda è: Che cosa avrebbe dovuto fare Ralph?

Il film, almeno inizialmente, suggerisce che avrebbe dovuto sopportare il suo destino in silenzio, andare avanti con le sedute di terapia dei cattivi anonimi e trovare una soluzione alternativa senza ribellarsi e di conseguenza rischiare di distruggere ben due giochi.
In fondo i proletari sono proletari e, in quanto tali, sono funzionali allo scopo di chi abita ai piani alti. Questo Felix lo sa bene. È lui infatti quello che abita nell’attico e che parte alla ricerca dell’operaio ribelle con lo scopo di ricollocarlo nella sua brava catena di montaggio. E Ralph, dal canto suo è sospettosamente vestito di ROSSO. Da vero COMUNISTA è una grande macchia rossa composta da blocchi di pixel. Abiti rossi, capelli rossi, grande naso rosso, anche una tinta rossastra per le guance, mentre la sua controparte Fix-It Felix è una completa antitesi in tutti i sensi. Lo si capisce dai suoi manierismi, dal suo modo di parlare, dalla sua colorazione e, soprattutto, dal fatto che sia un CAPITALISTA che se ne va in giro con un martello d’oro in mano.

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Alla fine del film, la rivolta proletaria viene portata a termine. Il padrone Felix capisce di dover per forza cedere qualcosina al suo subordinato. In fondo basta trattarlo come un essere umano affinchè la produzione videoludica del gioco riprenda regolarmente e quindi perchè non farlo accedere all’attico? Perchè non renderlo partecipe del guadagno ludico portato dal gioco? In fondo è solo il primo passo di Ralph verso il suo nuovo status di borghese no? Caro Ralph, hai causato abbastanza caos nell’universo per un solo giorno. Adesso è tempo di tornare al lavoro.
A parte la componete socio-politica, questo film ha veramente delle particolarità uniche mai riscontrate prima in un film d’animazione:

1) Sono presenti ben 188 personaggi originali. Molti di più di qualsiasi film Disney nella storia. Di solito la media dei personaggi si colloca tra i 40 e i 60.

2) Ogni mondo nel film è associato a una particolare forma fisica. “Fix It Felix Jr.” è costruito con forme quadrate e la fisica dei movimenti è a scatti. La “Game Station Central” è strutturata con architetture slanciate, lunghe e maestose. “Hero’s Duty” è costruito quasi esclusivamente con forme a triangolo e la fisica dei movimenti è super-realistica. “Sugar Rush” è strutturato a cerchi e la sua fisica dei movimenti è da cartone animato.

3) Il film comincia con il logo dei “Walt Disney Animation Studios” a 8 bit.

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4) Il gioco “Fix it Felix Jr” è stato creato fondendo “Donkey Kong” e “Super Mario Bros.” con qualche influenza diRampage”.
5) Durante lo sviluppo del film, Microsoft lanciò sul mercato il suo controller Kinect. I produttori si preoccuparono perchè temevano che il prodotto avrebbe stravolto il mondo dei videogiochi facendo sembrare il film obsoleto già al momento dell’uscita nelle sale. La Disney quindi decise di cambiare “Hero’s Duty” in un gioco basato sul movimento del giocatore.

6) Il gioco di “Sugar Rush” è stato creato fondendo Mario Kart e Super Mario Galaxy.

7) Ci sono parecchi Product Placement all’interno del film. Abbiamo le sabbie mobili NESQUIK.

La cosa più bella. La montagna Diet Coke con la caduta MENTOS!

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La montagna Diet-Coke

E il cambio delle guardie OREO.

Una nota di colore. “Fix-It Felix, Jr.”, “Sugar Rush” e molti giochi presenti nella sala giochi di Mr.Litwak sono prodotti dalla immaginaria azienda Tobikomi. Si presume che anche “Hero’s Duty” e “Turbo Time” siano dello stesso produttore.
“Tobikomi” in giapponese significa “saltare” o “Tuffarsi”

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Diverse versioni dei giochi sono state rilasciate. Soprattutto per quanto riguarda “Fix it Felix jr.”, sono disponibili due versioni online, una per iPod / iPad / iPhone, e un cabinato arcade promozionale.
Concludendo, i titoli di coda sono semplicemente straordinari, e supportati da una canzone molto orecchiabile cantata dal sosia non autorizzato di un ex-redattore di RGM, Roberto Frenda.

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Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva a RGM su un cargo battente bandiera liberiana e si installa in redazione nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato più o meno recente ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con Doc Nabakù, tre libri scritti in collaborazione con se stesso ma non ancora falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai giochini vecchi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.
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2 Risposte to “Ralph Spaccatutto e la contestazione videoludica della teoria marxista”

  1. Passerotto scrive:

    Una merda senza se e senza ma, nel classico stile disney.

  2. DottorGonzo scrive:

    Grandeee. Ti metterei a capo di un intero asilo infantile.

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