RUN – la prima rivista su cassetta

La Cover del primo numero.

1983, è un anno che ricordiamo come ricco di avvenimenti , un anno che ha senza dubbio rivoluzionato il nostro modo di vivere. Vengono prodotti per la vendita i primi orologi Swatch, così come il primo telefono cellulare, il Pioneer 10 è il primo veicolo spaziale a lasciare il sistema solare, la Nintendo lancia la console NES, nasce il virus informatico e al cinema esce il capolavoro di Brian de Palma “Scarface”. In questa girandola di grandi avvenimenti, uno in particolare viene da molti ignorato.
Il 1983 segna anche la nascita di RUN, la prima rivista digitale, prima in Italia, e molto probabilmente, prima anche a livello mondiale.

Pubblicata su cassetta, e pensata per esser fruita direttamente attraverso il computer, non solo era possibile “leggere” i suoi contenuti su una tv – per i più fortunati anche su un bel monitor – ma anche interagire con essi. Un’idea davvero all’avanguardia se si pensa che tale media è stato sviluppato per girare su macchine da pochi KB come il Sinclair ZX Spectrum per il quale, la rivista, era stata espressamente ideata.
Oltre agli articoli, la rivista conteneva utility, giochi (alcuni anche ben fatti , soprattutto negli ultimi numeri), corsi di hardware e software: l’ideale per iniziare a programmare e per sapere tutto sulle novità Sinclair.

Il Laboratorio dove nasceva RUN

Il Laboratorio dove nasceva RUN

L’intuizione geniale di Simone Majocchi non fu solo il formato della rivista, ma anche quella di sfruttare le edicole per la distribuzione.
RUN era a tutti gli effetti una rivista, ma vista in un ottica retrospettiva, era anche qualcosa di completamente nuovo e avanti per i tempi in cui venne distribuita.
Il solo pensare di inserire una cassetta contenente del software all’interno di riviste e giornali, sembrava una cosa stranissima… Eppure il successo fu enorme; in pochi mesi ci fu una vera e propria esplosione di cassette in edicola, sempre, ovviamente, con le dovute proporzioni.
Majocchi ricorda come per la registrazione della testata si recò all’ufficio preposto del Tribunale di Milano con il suo monitor, il lettore di cassette e lo ZX Spectrum per mostrare al funzionario la sua “creatura” ed ottenerne – appunto – la registrazione, ma dopo aver ascoltato i rumoracci su cassetta, il funzionario disse: “Stampa o stampati sono tutto ciò che è impresso con mezzi fisico chimici su supporto cartaceo. Sig. Majocchi, qui dov’è il supporto cartaceo?” Tornato in ufficio – continua Majocchi – stampai alcune schermate con la ZX Printer e le montai su due fogli A4, per riempire di testi le otto facciate risultanti, dove c’erano anche le gerenze e le informazioni richieste; feci fotocopie fronte e retro, fissai il tutto alla confezione di cartoncino e tornai in Tribunale, dicendo che quella era la rivista e la cassetta era un allegato… Tutto a posto, numero di registrazione ottenuto. (Esempio tipico di burocrazia non al passo coi tempi o di genialità troppo proiettata nel futuro per essere “catalogata” N.d.R.)

Il primo numero ebbe un successo notevole, raggiungendo quasi l’esaurito tecnico e la notizia si sparse molto rapidamente grazie anche al solerte lavoro dei distributori che non si lasciano mai sfuggire l’occasione di segnalare a qualche editore amico i successi degli altri.
Quello che rese il tutto particolarmente interessante per gli editori fu il “prezzo di copertina” che per l’edicola era molto alto, mentre per il lettore era assolutamente ragionevole. Dopo qualche mese, quindi, nacquero numerosi altri “prodotti editoriali” basati su cassetta.
La concorrenza si limitava, come è noto, alla produzione di compilation contenenti giochi piratati, spesso con allegata una simil rivistina. Quest’ultima altro non era che un manuale di istruzioni mal realizzato, con l’inserimento di qualche redazionale nella migliore delle ipotesi, ma nulla che fosse paragonabile a RUN, dato che molto spesso non era presente neanche una vera redazione. Ma questa è un’altra storia…

Credit

RUN era una rivista nata per passione, che proponeva molto materiale originale.
Non si nasconde che qualcosa sia stato presa in “prestito”, ma è stata una scelta dettata esclusivamente dalla chiusura mentale degli inglesi.
Come ricorda Majocchi durante una chiacchierata: “…e comunque sappi che sono andato in Inghilterra per negoziare con gli autori (Quicksilva, Hudson o Psion se non ricordo male), siglare un qualche tipo di accordo per pubblicare i loro software, ma quelli non hanno capito nulla. Non capivano che non c’era alcuna legislazione e che sostanzialmente non avevano tutele, quindi se gli offrivo dei soldi era per dare anche a loro un ritorno. Non potevano chiedermi ciascuno l’80% del ricavo, ovviamente… quindi dopo questo tentativo mi misi l’animo in pace. Quel che potevo fare l’ho fatto, non vollero negoziare nulla e quindi ognuno proseguì per la sua strada.”

RUN, o meglio Aquarius Edizioni, ebbe anche un altro primato. Presentò come numero speciale il videogioco “Camel Trophy Videogame”, il primo videogioco commerciale italiano. Questo evento costituisce a tutti gli effetti un piccolo successo e un’importante esclusiva. Chi possedeva uno ZX Spectrum in Italia non poteva non conoscerlo.

La cover di Camel Tropy Videogame.

La cover di Camel Tropy Videogame.

La parte cartacea di RUN comprendeva l’editoriale e le istruzioni di caricamento, in seguito in piccolo vennero anche riportati i testi dei corsi, ma la fruibilità vera e propria avveniva sempre tramite cassetta. Tutti i testi erano “ovviamente” scritti all’interno di programmi in linguaggio BASIC. In pratica, paragonato ai giorni nostri, era come un ebook ante litteram. Il “pacchetto” era formato da un cartone pieghevole con un supporto in polistirolo forato per evitare che la cassetta venisse danneggiata. Le copertine più belle sono state disegnate dal bravissimo illustratore Paolo Rui – al tempo compagno di liceo di Majocchi. Le tavole erano grandi 50 x 70 cm, realizzate con le tecniche ad aerografo.

Majocchi ricorda gli inizi dell’avventura editoriale: “All’inizio me la sono dovuta sfangare praticamente quasi tutta io: mi ero staccato dall’editore di Elettronica 2000 e avevo intrapreso la mia avventura… solo col tempo ho messo in piedi una redazione con dei collaboratori e degli esterni. Nei due anni e mezzo di uscite ho cresciuto collaboratori e redattori che ancora oggi si ricordano con piacere di questa avventura. Comunque, tornando agli inizi, avendo già scritto tanto per Elettronica 2000 avevo imparato a produrre…” e ancora: “… il tamburino è stato gonfiato sui primi numeri della rivista, anche con qualche nome amico e poco “attivo”, mentre più tardi i nomi furono tutti veri. Ricordo comunque Ciceri, Kulka, Molteni, Rui, Goglio e Andrianò…”

RUN durò in totale 14 numeri, e nonostante fosse prevista una continuazione, non arrivò mai. Dopo il quattordicesimo numero l’Aquarius Edizioni decise di interrompere la pubblicazione di “RUN” per trasferire le proprie esperienze di publishing e software sul VIDEOTEL, che all’epoca stava muovendo i primi passi. Ancora una volta Majocchi ricorda – con una punta di malinconia -: “… il distributore ci fece “cambiare mestiere” su pressioni di un altro editore… comunque sono stati due anni (quasi e mezzo) gloriosi. Necessariamente evolvemmo e quindi furono Videotel e il Lasernet 800 – innovativi pure quelli…”

Mauro Corbetta

La redazione di RGM ringrazia di Cuore Simone Majocchi per averci dedicato il suo tempo e averci raccontato bellissimi retroscena.

Leggi su RetroEdicola Videoludica RUN e scarica i file per l’emulatore, un pezzo di storia a portata di click.

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