Atari USA dichiara fallimento – un po’ di storia e una voce fuori dal coro.

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Nella giornata di oggi sicuramente una notizia su tutte ha scosso l’intero mondo dei videogiochi e, forse, in particolar modo ha colpito direttamente gli appassionati di vecchia data, quelli le cui radici video ludiche affondano negli anni 70 e 80.

Sto parlando ovviamente della dichiarazione di Atari USA di avvalersi del Chapter 11 della legge fallimentare americana.

Il nome Atari è un nome pesante, uno di quelli che attraversa le generazioni.
Parlare di Atari significa parlare di videogiochi da sempre, praticamente da quando essi sono nati e anche se l’impatto del marchio sui giocatori odierni non suscita sicuramente le sensazioni di magia che invece pervadono la “vecchia guardia” è comunque davvero notevole notare come la stampa mondiale, soprattutto la non specialistica, abbia dato risalto alla notizia, segno che comunque Atari è ormai entrata a far parte dell’immaginario collettivo trascendendo il passare del tempo.

Ovviamente l’eco della rivelazione ha scatenato una serie di commenti più o meno catastrofisti in tutti gli ambienti e le sottoculture del video-gaming, ma tirando le somme tutti coincidono in una valutazione che sa un po’ di sentenza:
Atari è morta… di nuovo!!!

Volevo fare una piccola riflessione personale al riguardo che va leggermente contro corrente all’apocalisse paventata in ogni dove.
Probabilmente mi sbaglierò ma da quello che ho percepito attraverso fonti giornalistiche e non siti di commenti più o meno emotivi mi portano a pensare che le cose possano andare in una direzione diversa.

Così a prima vista la cosa appare molto grave (e in effetti vista la situazione finanziaria degli ultimi due anni di Atari LO È!) però se ci fermiamo a considerare una serie di fatti possiamo forse trovare una chiave di lettura alternativa che magari ci può far sperare che il futuro non sia poi così nero come appare e che questa situazione sia invece una concreta possibilità di sopravvivenza per lo storico marchio

Innanzitutto bisogna tenere in considerazione che Atari è una “conglomerate” di cui fanno parte TRE realtà distinte ma legate profondamente una all’altra. Una sorta di TRINITÀ.

Altresì bisogna tenere in conto la sequenza storica dei fatti che hanno portato alla nascita di questa trinità.

Quando nel Dicembre del 2000 la francese Infogrames acquista da Hasbro il marchio Atari questo è ormai da tempo ridotto semplicemente a un insieme di proprietà intellettuali, diritti di uso e sfruttamento di storici marchi del gaming del passato e nulla più. Era solo questo che nel 1998 Hasbro acquistò d JTS inc., la società produttirice di hard disk che solo due anni prima aveva assorbito Atari quando essa era ancora una produttrice di hardware e software (sebbene ormai praticamente morta).

Ad Hasbro tutto ciò non interessava e sinceramente neanche a JTS che assorbe Atari (ufficialmente fu una fusione ma il rapporto azionario JTS-Atari era in schiacciante favore della prima, quindi…) in un momento peculiare della vita di entrambe le aziende.

JTS fondata da dirigenti fuoriusciti da Quantum aveva in mente di presentare sul mercato un rivoluzionario hard disk che avrebbe sbaragliato la concorrenza; purtroppo però una serie di eventi di gestione sbagliati portarono la società sul bordo del baratro finanziario. Davvero un peccato visto il promettente prodotto che avevano in cantiere. Se solo solo ci fossero stati i soldi…

Dall’altra parte Atari ha ormai attraversato la morte del Jaguar, del Lynx e del Falcon totalmente devastata nel branding e nel R&D.
I pochi ingegneri rimasti non sanno più cosa progettare, i laboratori Atari non hanno più un progetto da produrre, ma d’altro canto purtroppo nessuno comprerebbe più un prodotto Atari.
Paradossalmente l’azienda è però finanziariamente florida. Tutte le cause legali sviluppatesi nel corso degli anni e lo sfruttamento di varie royalties hanno fruttato una serie di introiti, e la società ha i conti in ordine, anzi, è in solido attivo.

In quel momento storico quindi Atari ha i soldi ma non ha un prodotto, JTS ha un prodotto ma non i soldi. 1+1…..

JTS non interessata al know how di Atari ma solo ai suoi soldi, smantella tutto il reaprto R&D, licenzia gli ingegneri e i tecnici, liquida le giacenze di magazzino nelle forme più originali e/o grottesche (la famosa cessione dei case Jaguar inutilizzati e dei relativi stampi a una ditta di forniture ortodontiche e di questo periodo) ma si tiene tutte le proprietà intellettuali, perché, si sa, fanno cassa.

Nel 1996 di fatto Atari non esiste più (ma occhio: NON è fallita!)

Anche questa avventura però non va bene e nel 1998 JTS va in bancarotta (occhio: JTS, NON Atari che come azienda è già sparita in JTS che non userà mai in questo biennio il marchio Atari per il poco hardware prodotto) ma il marchio Atari sopravvive perché ceduto alla Hasbro come “identificativo” delle proprietà intellettuali sui brand dei giochi.

Come detto anche l’esperienza Hasbro dura solo un paio d’anni e nel 2000 la software house francese Infogrames acquisice il “pacchetto” Atari che entra a formar parte del suo portafoglio di titoli.

A questo punto succede una cosa cruciale per poter poi interpretare il futuro prossimo venturo di questa società.

Infogrames da sviluppatore e publisher di videogiochi si divide in due entità, Infogrames Holdings (che assume il ruolo di finanziaria del futuro “corporate” dell’azienda), mentre la parte della precedente più propriamente legata allo sviluppo e pubblicazione di giochi assume il nome di Atari S.A. ed è in sostanza la prosecuzione di ciò che era prima Infogrames.

Infogrames Holdings successivamente acquisterà da Time-Warner (un nome ricorrente e legato a doppio filo intrecciato al destino di Atari) GT-Interactive che quando entra a far parte del gruppo a capitale francese viene ribattezzato Atari Inc.

Abbiamo finalmente composto la triade, con Infogrames Holdings al vertice e le due Atari Inc. e S.A. alla base.

All’inizio le cose non vanno male e anzi Atari si espande ma il mercato alla lunga la penalizza e soprattutto Infogrames Holdings deve decidere se tutelare gli studi francesi o quelli americani.
In supporto giunge l’acquisto del 34% delle azioni di Infogrames Holding da parte di Namco Bandai ma anche questo non è sufficiente  a evitare grosse perdite negli anni a venire.

Bene, ora che succede?

Atari Inc. ha chiesto il chapter 11, che equivale più o meno all’amministrazione controllata italiana, ma alcuni analisti sostengono che il Board of director di Atari Inc., scontenti della gestione francese, abbia fatto tutto ciò per bloccare tentativi di rifinanziamento da parte dei partner europei e poter essere “acquisitabili” da una società americana in modo di liberarsi cosí dal “giogo” transalpino.

Come vedete sembra più che altro una specie di partita a scacchi legale più che un vero crack di questa società anche se però non è ben chiaro cosa sarà del marchio Atari perché in ogni caso continuerá ad esistere una Atari S.A. in Francia e quindi non è chiaro se l’attuale Atari Inc. potrà continuare a fregiarsi dello storico brand.

Altro punto spinoso è vedere chi rimarrà titolare dei diritti delle proprietà intellettuali Atari che sebbene attualmente di proprietà di Atari inc. sono opzionate (per cosi dire) da Infogrames Holds. in virtù dell’acquisto del 2000.
Potrebbe darsi quindi che un domani Pong, Breakout, Asteroids e altri titoli senza tempo non avranno il marchio Atari, e questo per un appassionato è surreale e grottesco.

Cosa dire in conclusione? Sinceramente queste sono supposizioni e congetture che delineano uno scenario poco chiaro e di difficile interpretazione per il futuro.

In ogni caso a me piace pensare che Atari sia morta nel 1996 (o meglio, nel 1984) e che i morti vanno lasciati riposare in pace, che gli zombi non hanno portato mai nulla di buono.

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Vittima della video invasione degli alieni del 1978 viene totalmente privato della volontà e plasmato ad immagine e somiglianza dei "Nuovi Dei" digitali dai loro contemporanei araldi robotici giapponesi. Piombato in un abisso informatico dal quale è impossibile riemergere vive la costante evoluzione tecnologica con fervente entusiamsmo ma con la consapevolezza che non c'è futuro se non si conosce e si rispetta il passato. Commodoriano di ferro ma con solide e profonde radici Atariane, non potrebbe trovarsi a suo agio se non in una gabbia di matti... e per questo sta tanto bene nella redazione di The Retrogames Machine...

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5 Risposte to “Atari USA dichiara fallimento – un po’ di storia e una voce fuori dal coro.”

  1. L'imbrattacarte scrive:

    Bellissimo articolo, e molto esauriente. Non sapevo in dettaglio in che modo si fossero svolte le peripezie di Atari nel corso degli anni.
    Solo una nota: gli zombi, a volte, sono divertenti e possono sorprendere. Nel caso del mondo dell’informatica e dei videogiochi però temo che tu abbia ragione. Non mi viene in mente una resurrezione che è una che abbia avuto successo (Sinclair ad Amstrad, Commodore ecc.)

  2. dottorgonzo2002 scrive:

    Bel pezzo Emiliano. Sei stato illuminante, e il finale è col botto. Speriamo che l’opzione Americana diventi una realtà

  3. shuriken80 shuriken80 scrive:

    Bel pezzo, istruttivo per me che conosco poco atari, in quanto ho vissuto un pò gli strascichi dopo l’84 e poco altro…
    Grande, bellissima l’ultima frase! ;)

  4. marco scrive:

    Bell’articolo !! complimenti x l’esauriente e chiaro resoconto delgli ultimi anni della casa del mitico Fuji !!! Ad ogni modo troppa gente non degna si è fregiata dei diritti sul nome Atari negli ultimi 18 anni !! Atari è morta nel 1996 sacrificata da manager senza scrupoli sull’altare del meglio un uovo oggi che una gallina domani. Invece negli ormai deserti laboratori alcuni ingegneri continuavano lo sviluppo di interessanti prototipi . La realtà virtuale domestica era oramai pronta(jaguar vr headset) ,il jaguar 2 era già in fase avanzata di sviluppo ,il Falcon era un bellissimo computer veramente all’avanguardia X l’epoca e se qualcuno avesse voluto investire forse qualcosa di buono sarebbe venuto fuori ,purtroppo le cose invece sono andate in un altra maniera e il nome Atari si è ridotto ad una bella etichetta su un gioco qualunque (Matrix ,Dragonball e co.) che non centrava un H con la storia di Atari!
    Forse ora le cose stanno x cambiare a volte dalle rovine nascono bellissimi Fiori per cui incrociamo le dita e speriamo! intanto vi lascio un link di gente che di soldi ne ha pochi ma nel nome Atari ci crede ancora e ci ha sempre creduto:
    http://acp.atari.org/news_it.html

  5. ninja78 scrive:

    Articolone bellissimo, che ancora non avevo commentato! Per me come già da tempo ATARI è un marchio che a prescindere di tutto è immortale!

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